Marco Noris: «Con la pittura si affronta il tema dall’emozione, non dall’intelletto»

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L’intervista originale di Xevi Bonell è stata pubblicata in catalano su Hora Nova il 12 novembre 2019, in occasione della mostra «Refugium, refugia» al MUME (La Jonquera): horanova.cat. Questa versione italiana è una traduzione con IA per il mio archivio personale.

Il pittore e disegnatore italiano presenta «Refugium, refugia» al MUME, una mostra visitabile fino al 3 febbraio.

L’esilio, un tema difficile da affrontare?
È un tema che resterà sempre aperto. Per questo utilizzo immagini storiche, in uno spazio insieme a elementi del presente. Anche se inizialmente il mio lavoro era locale, non potevo voltare le spalle alla realtà contemporanea. Non possiamo essere ciechi di fronte a ciò che sta accadendo nel Mediterraneo.

Un problema politico?
I temi politici si affrontano dall’intelletto, con ricerche, studi… Manca la parte emotiva. Con la pittura si affronta il tema dall’emozione, non dall’intelletto.

Il protagonista è lo spazio o il rifugiato?
La relazione tra i due. Fuggire per dove erano scappati. Non è solo il luogo, è anche il transito. Mi piacerebbe che fosse la relazione tra la persona e il luogo. Passato, presente e futuro. Tra il rifugiato che è partito per necessità e qualcuno come me, che sono italiano e vivo qui, c’è un sentimento comune: lo sradicamento.

Utilizza più di 120 m² di carta.
Un tempo il pittore dipingeva il quadro dove accadeva tutto. Ora è un dialogo tra pezzi e spazio. Si tratta di un’esperienza fisica totale. La carta appesa ha un’origine teorica concettuale e crea un’esperienza.

Cosa le piacerebbe che provasse qualcuno quando visita la sua mostra?
Che si senta a disagio. Che si interroghi su alcune cose, che qualcosa lo scuota. Che trovi un luogo di silenzio dove la riflessione sulla «condizione di rifugiato» possa germinare e gli permetta di riflettere.