L’exposició de Marco Noris al MUME explora el desarrelament de l’exili

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L’articolo originale del Diari de l’Empordà è stato pubblicato in catalano: emporda.info. Riguarda «Refugium, refugia», la mostra di Marco Noris al MUME (Museu Memorial de l’Exili) di La Jonquera. Questa versione italiana è una traduzione con IA per il mio archivio personale.

Il Museu Memorial de l’Exili (MUME), a La Jonquera, ospita dal 9 novembre al 3 febbraio 2020 la mostra «Refugium, refugia». È una proposta del pittore e disegnatore Marco Noris che, prendendo ispirazione dal campo di concentramento di Rivesaltes, offre al visitatore un viaggio nella memoria emotiva collettiva delle persone esiliate.

Con la nuova mostra al MUME, Noris cerca l’universalità dell’esperienza individuale che comporta il dover lasciare tutto quando si fugge dalla guerra, al di là di epoche e nazionalità.

Il ritratto dello sradicamento

  • La mostra presenta una ventina di dipinti a olio e quattro installazioni che sommano 120 m² di carta.
  • L’artista ritrae i luoghi fisici ed emotivi dell’esilio e, quindi, dello sradicamento.
  • Per Noris, i campi profughi sono, allo stesso tempo, rifugio e condanna, e certificano la perdita di dignità e identità del rifugiato, che si trova separato dalle proprie radici e dal proprio passato.
  • Il rifugiato è un esiliato e lo sradicamento diventa un trauma irreversibile che colpisce le fondamenta stesse dell’essere umano.

Il campo di Rivesaltes

Alcuni anni fa, durante una visita al Museu Memorial de l’Exili di La Jonquera, Marco Noris venne a conoscenza per la prima volta dell’esistenza del campo di Rivesaltes. Questo ex campo di concentramento nel sud della Francia fu aperto negli anni trenta del secolo scorso per ospitare esiliati spagnoli. Vi furono internati, oltre ai repubblicani esiliati, ebrei, rom, prigionieri nazisti e soldati algerini dell’esercito francese.

Seconda mostra al MUME

Nel 2017, Marco Noris percorse a piedi, per quasi un mese, la catena pirenaica, dai limiti di Andorra fino a Portbou, seguendo le orme degli esiliati repubblicani. Mentre camminava, disegnò e dipinse a olio quei paesaggi. Il risultato di quell’esperienza fu una mostra di 132 disegni e dipinti a inchiostro e olio realizzati all’aria aperta, esposti al MUME quello stesso anno. La nuova mostra segue questo filo e riprende la ricerca e la connessione interiore dell’artista con le emozioni degli esiliati.

Marco Noris

Nato a Bergamo (Italia) nel 1971, questo pittore e disegnatore italiano vive e lavora a Barcellona dal 2003. A partire dal 2013 ha indirizzato la sua ricerca artistica verso il territorio e il paesaggio, le rovine e la memoria storica, muovendosi liberamente tra astrazione e figurazione. Più recentemente si è avvicinato al camminare come pratica estetica e artistica.

Ha esposto i suoi lavori sia in Catalogna sia in Francia, Italia e Stati Uniti. Tra il 2015 e il 2017 è stato artista residente a Hangar, centro di produzione di arti visive a Barcellona. Attualmente è artista residente al centro d’arte contemporanea Piramidón.

Arte, ricerca e pedagogia

Il MUME unisce le funzioni museali, attraverso le mostre temporanee e un’esposizione permanente, a quelle di ricerca storica e di divulgazione pedagogica attorno agli spostamenti forzati e alla Guerra Civile.

È gestito dal Consorzio di cui fanno parte la Generalitat de Catalunya, attraverso il Dipartimento di Giustizia, il Consell Comarcal de l’Alt Empordà, il Comune di La Jonquera e l’Università di Girona.

Altre mostre temporanee al MUME

Il 16 novembre si inaugurerà «L’arxiu de la pols. El trànsit de la memòria», di Elena Rivero, visitabile fino all’11 gennaio 2020. Questa mostra raccoglie materiali plastici e visivi su cui l’artista ha lavorato a seguito della sua esperienza dell’attentato alle torri gemelle dell’11 settembre 2001, situate molto vicino al suo studio a New York. In parallelo è stata programmata una mostra dello stesso nome alle Naves Matadero (Centro Internacional de Artes Vivas) di Madrid (Nave 11 e Casa de la Azotea. Nave 10) tra il 13 novembre 2019 e il 5 gennaio 2020.