Zone limbiche · Lagune di Ambroz, The Other City
2026
Deriva collettiva tra le lagune di Ambroz, una zona umida nata nella cavità di un'antica miniera di sepiolite alla periferia est di Madrid, oggi minacciata dalla riapertura della miniera e da un nuovo progetto residenziale. Nell'ambito del programma The Other City.
The Other City 2026 · CEPS Projectes Socials + #plantauno
Testi e documentazione (1)
Sul visualizzatore cartografico di Madrid, uno specchio d’acqua senza nome spicca in mezzo a un’ampia area incolta, stretta tra strade, autostrade e superstrade. Un luogo segnato da toponimi dall’eco rurale ormai lontana: «Camino de Ambroz a Coslada», «Alto del Pozo de la Nieve», «Lugar La Pelada». Quello specchio d’acqua è la Laguna Grande de Ambroz, formatasi nella cavità di una miniera da cui, tra il 1977 e il 2007, si è estratta sepiolite a cielo aperto.
La miniera ha svuotato la terra. Quando l’estrazione si è fermata, nessuno è tornato a occupare lo scavo. L’acqua ha riempito poco a poco la cavità fino a formare delle lagune, e con lei sono arrivati uccelli, vegetazione, insetti e sentieri tracciati a piedi. Per quasi vent’anni il vuoto ha funzionato come una riserva: uno spazio che, proprio perché nessuno l’ha riempito, ha potuto riempirsi di vita.
La comparsa di questa zona umida, in mezzo a circa 700 ettari non edificati, ha suscitato negli ultimi anni l’interesse di associazioni ambientaliste e di quartiere, che chiedono di trasformare l’area in una «Casa de Campo dell’Est», sul modello del grande parco urbano di Madrid. Intanto è stata autorizzata la ripresa dell’attività mineraria, e sui terreni circostanti è in progetto un nuovo quartiere residenziale. Estrazione e urbanizzazione sembrano operazioni opposte, ma condividono la stessa premessa: la cavità resta vuota finché non produce, e acquista valore solo quando viene svuotata o riempita. Uno spazio né sfruttato né urbanizzato è davvero uno spazio vuoto?
La deriva
L’attività prende la forma di una deriva collettiva: un percorso a piedi, senza un itinerario prestabilito, attorno alla laguna, tra sentieri, sterpaglie e acqua, guidato da ciò che il luogo stesso mostrerà strada facendo. Si tratta di attraversare uno spazio sospeso tra ciò che è stato e ciò che non è ancora. Ogni partecipante documenterà l’esperienza con il mezzo che preferisce (disegno, fotografia, suono, scrittura o la semplice osservazione) a partire da alcune domande comuni: che cosa è pieno e che cosa è vuoto? Quando consideriamo vuoto un luogo, e che cosa smettiamo di vedere chiamandolo così?
I percorsi individuali verranno registrati durante il cammino con Walking Lines e sovrapposti in una mappa collettiva. Alla fine della sessione, quella mappa servirà da base per mettere in comune ciò che si è trovato: quali presenze erano passate inosservate e che cosa merita di avere un posto nella città. Ciò che ciascuno deciderà di condividere confluirà in un quaderno collettivo della deriva, come un inventario di ciò che abita la cavità.
Ad Ambroz la città non finisce: circonda il luogo e aspetta. Il confine tra ciò che è urbano e ciò che non lo è smette di essere una linea sul territorio e diventa uno stato nel tempo, aperto e conteso. Percorrerlo adesso è un modo per lasciare traccia di un paesaggio che forse non resterà così, e per pensare l’altra città a partire da ciò che già esiste nei suoi vuoti.
Zone limbiche
Limbico viene da limbus, «bordo». Ambroz è un bordo in due sensi: un territorio nel limbo, né città né campagna, né miniera né parco, e un luogo che si attraversa con il corpo. Il titolo gioca anche con il sistema limbico: la deriva nasce dalla psicogeografia, che studia come l’ambiente agisce su ciò che sentiamo.
Scheda
- Data: sabato 21 novembre 2026, dalle 11 alle 14
- Luogo: lagune di Ambroz (Vicálvaro – San Blas-Canillejas, Madrid)
- Contesto: The Other City 2026, un progetto di CEPS Projectes Socials e #plantauno (programma completo)
- Con la partecipazione di: la piattaforma di cittadini Salvar las Lagunas de Ambroz y su Entorno
- Ideazione e conduzione: Marco Noris
- Posti: 35