La Entrega - Atto I
2018/2019
“La Entrega” è un progetto concepito come un insieme di azioni —atti— in cui il camminare è il motore principale. Il titolo rimanda al doppio significato della parola: donare e donarsi, un’ambivalenza comune alla pratica artistica e al camminare. Il primo atto de La Entrega è stato un percorso di 350 chilometri, camminando per 21 giorni dallo studio dell’artista a Barcellona fino al Centre d’Art i Natura di Farrera, un piccolo paese nei Pirenei.
Una ricerca artistica sul territorio e sul paesaggio, sul viaggio e sulla cartografia. Progetto realizzato in collaborazione con La Panera (Lleida, Spagna) e il Centre d’Art i Natura di Farrera.
Testi e paratesti







Vista dell’installazione, La Panera, Lleida, 2019
Il percorso è stato completato tra il 25 settembre e il 15 ottobre 2018. · Vista a schermo intero
“Viaggio per conoscere la mia geografia” (anonimo)1.
La mia percezione del tempo e dello spazio è cambiata profondamente durante la traversata pirenaica al confine ispano-francese che ho compiuto nell’estate del 2017, durante lo sviluppo del mio progetto En frontera. In quell’occasione ho scoperto la forza creativa e curativa del camminare e il suo potere di liberazione. Nei Pirenei ho imparato che camminare è consegnarsi per appropriarsi del tempo e dello spazio.
È su questo postulato che nasce La Entrega, un progetto pensato come un insieme di azioni in cui il camminare, inteso come pratica estetica e creativa, è il motore principale. Il titolo del progetto rimanda volontariamente all’idea di consignazione e allo stesso tempo all’idea di abnegazione, una caratteristica comune alla pratica artistica e al camminare.
Il lavoro presentato è il risultato del primo atto del progetto, realizzato tra settembre e dicembre 2018 grazie alla borsa “Arte i Natura” del centro d’arte contemporanea La Panera di Lleida, insieme al Centre d’Art i Natura di Farrera (Lleida).

Questo primo atto si compone di due parti principali. La prima, una traversata di 350 km2, camminando per 21 giorni dal mio studio a Barcellona, situato nel centro d’arte contemporanea di Piramidón, fino al Centre d’Art i Natura di Farrera, un piccolo paese nei Pirenei di Lleida, a 1300 metri di quota. Il percorso si è svolto “unendo” sei centri d’arte3 e attraversando 8 comarche, dal livello del mare alla montagna, raggiungendo un’altitudine massima di 2500 metri4. Durante il viaggio mi sono dedicato a una sorta di inventario del territorio, raccogliendo materiale, registrando video e scattando fotografie (digitali e istantanee), disegnando paesaggi, mappe e percorsi, sperimentando con liquidi e materia. Alla fine di ogni giornata di cammino, la entrega veniva certificata e timbrata dal luogo scelto per passare la notte (ostello, rifugio, casa privata, ecc.) su libretti realizzati su misura, ispirati alla Credencial del Pellegrino del Cammino di Santiago.
Tutto questo materiale è stato, dunque, l’oggetto consegnato e al tempo stesso la testimonianza della dedizione dell’artista, del tempo a lui dedicato e dello spazio percorso.

La seconda parte del progetto si è svolta durante la residenza al Centre d’Art i Natura di Farrera, dove ho realizzato la maggior parte del lavoro basandomi sul materiale raccolto e prodotto durante il cammino. Il supporto principale di tutta la produzione è la carta, preparata in diverse dimensioni tra 50 × 70 cm e 140 × 200 cm e piegata come di solito lo sono le mappe. Parte del materiale l’ho portata con me durante il viaggio —mappe bianche da usare come quaderni di viaggio o di bordo— mentre il resto l’ho dedicato al lavoro di residenza, approfondendo la ricerca svolta durante la traversata.
Il progetto, basato su una forte componente esperienziale, è caratterizzato da un ampio registro stilistico e dalla sua vocazione sperimentale. Come nel caso di En frontera, il viaggio è il fine ma anche il mezzo: una chiave di lettura per comprendere l’esistente e una parte fondamentale del processo creativo in cui il prodotto artistico è un componente indispensabile. Il particolare stato di trance indotto dal camminare per lunghi periodi è stato quindi il mezzo per esplorare nuovi territori geografici ed emotivi di cui l’opera d’arte diventa cartografia, al tempo stesso scoperta e trofeo.
Grazie a: Kati Riquelme, Andrea Leria, Andrea Barello, Kike Bela e The Good Good, Hugo Vázquez, Joana Cervià e Josep Rubio, Rosa Lendinez, Jordi Martínez-Vilalta, Alicia Calle, Konvent, Miquel Martínez-Vilalta e Anna Motis Berta, Marga Bruna, Javier, María e Nacho Pagonabarraga, Natalia Carminati, Paula Bruna, Marc Badia e tutta la sua famiglia, Claudia Karina Godoy, Carlos Puyol, Lluís Lobet e il Centre d’Art i Natura di Farrera, l’intera comunità di Farrera, Antoni Jove e Roser Sanjuan, La Panera, Jia-ling Hsu, Pau Cata, Sole Pieras, Ivan Franco Fraga, Aida Mestres, Andreu Dengra Carayol e il Centre d’Art Maristany, Sophie Blais, Sarah Goodchild Robb e Can Serrat, CDAN di Huesca, Raül Maigí e il Museu de Montserrat, Josep Estruch e Montserrat Rectoret-Blanch, Mireia C. Saladrigues, Fede Montornes, David Armengol, Alberto Gil Cásedas, Pilar Parcerisas, William Truini, Guillermo Pfaff, Josep Maria Cabané, Sandra Sanseverino, Montse Bonvehi, il Club Excursionista de Gràcia, Piramidón…
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Frase attribuita a un “pazzo” da Marcel Réja in L’art chez les fous, Parigi, 1907; citata da Céline Flécheux in “El viatge invisible”, in L’espessor de la Muntanya di Abraham Poincheval, 2017, Ed. Días Contados. Réja è stato citato anche da Walter Benjamin] in Paris, capital du XiXe siècle, Parigi, 2009. ⤶
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Il percorso si è svolto tra il 25 settembre e il 15 ottobre 2018. ⤶
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Piramidón (Barcelona), Centre d’Art Maristany (Sant Cugat), Can Serrat (El Bruc), Museu de Montserrat (Montserrat), Konvent (Berga), Centre d’Art i Natura (Farrera, Lleida). ⤶
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Pedraforca, 2506 m. ⤶



