Marco Noris, luoghi senza luogo

Lugares remotos dà il titolo a una delle serie pittoriche di Marco Noris, ma questa epigrafe potrebbe estendersi alla totalità della sua opera. Se intendiamo il remoto come ciò che è inaccessibile non per la sua lontananza fisica ma perché risponde a una geografia mentale, tutti i progetti di Noris finiscono per essere viaggi verso il nulla.

Informalismo efímero si compone dei colori casuali della pittura che cola dai pennelli che Marco e gli artisti con cui condivide lo studio puliscono in una stessa fonte. Accanto a essa si è andata formando una pozza che, come un crogiolo iridato, accoglie quel festino di colori cangianti. Quella superficie acquosa si trasforma in tela, agendo come specchio che riflette e inverte il luogo di creazione, assorbendo nelle sue acque i residui del processo creativo e condensando la sua bellezza volatile. In quel piccolo e casuale acquitrino Noris materializza le sinergie impalpabili dell’arte, come luogo di confluenza della ricerca individuale e dello spazio sociale.

Di questo gioco di inversioni parla Foucault quando definisce lo specchio o superficie riflettente come paradigma di luogo utopico (“un luogo senza luogo”: “mi vedo dove non sono”) ma anche eterotopico, termine che coniò per riferirsi a “utopie realizzate”. Le eterotopie sarebbero luoghi reali che si caratterizzano per rappresentare, invertire e mettere in discussione altri luoghi.

Tra l’utopia e l’eterotopia naviga anche l’opera di Noris, essendo Lugares remotos esempio della prima, immagini che ci rimandano a miraggi per l’essenza sfuggente di quelle forme sempre in formazione, mai in via di completamento. Anche Postcards from Eternity evocano “luoghi senza luogo”, come frammenti fluttuanti che, come se fossero messaggi cifrati inseriti in bottiglie, si lasciano cullare dalle onde senza sperare di attraccare in alcun porto. Invece, il lavoro dedicato ai campi profughi corrisponderebbe a ciò che Foucault chiamò “eterotopie di deviazione”, dove si colloca tutto ciò che è deviato dalla norma sociale. Nel processo pittorico di Noris anche questi luoghi si spogliano dello storico e divengono remoti, inseriti in un flusso informe di memoria condivisa.

Anna Adell (2014)