Le scale
Le scale sono ripide, i gradini si susseguono alternando alzate e pedate. In larghezza cinquanta, forse sessanta centimetri, quindici in profondità. Strofino la spalla destra sull’intonaco vecchio di decenni. Il tessuto ruvido raccoglie polvere e frammenti; io accumulo sporcizia con vanità, gradino per gradino. Me ne compiaccio.
Non mi arresto, il percorso è lungo, o almeno così mi dissi. Davanti a me l’oscurità onesta e impietosa non concede speranze o facili promesse. Alle mie spalle, spazzolate d’intonaco e oscurità ad accogliere i momenti appena trascorsi. Lascio che la polvere sollevata si depositi nel buio e che diventi tappeto per un percorso che nessun occhio mai potrà scorgere. Non ho fretta. Perché mai arrancare confondendo una meta certa con un percorso sconosciuto?
Ora sì, mi fermo spossato. Appoggio la schiena alla parete e mi riposo. Mi adagio sui talloni, strofinando la schiena lungo il muro e impolverandomi capelli e spalle. Momenti che, scanditi, appaiono regolari secondo un computo prestabilito, sono, lungo il percorso, distorsioni imprecise senza inizio né fine. Mi sono scoperto a ridere sguaiatamente nel dormiveglia. Appoggiato alla parete, testa china, ginocchia piegate, culo sporco. Non ricordo nulla di quei faticosi cedimenti. Sonni senza sogni, riposi senza ricordi. Solo sensazioni collose simili a racconti di vite estranee. Ho lasciato che il silenzio si riempisse di certezze, speranze, convinzioni intime non bisognose di espressione. Inutilmente confessabili, inconfutabili, stinte fuori, cariche dentro. Rialzarsi non sempre è piacevole. Spesso faticoso, costretto dal tempo. Seduto su quel gradino, cinquanta forse sessanta per quindici di profondità, il tempo non scorre, mi aspetta. Non posso sperare che cali come una mannaia. Non posso chiedergli di andare avanti, di precedermi, ché poi lo raggiungo. No, non posso.
Mi rialzavo, spingendomi sul gradino successivo, altre volte sfruttando quello precedente. Solo al primo rialzarmi ho scosso la testa e strofinato capelli e spalle per ripulirmi dalla polvere. Un gesto dovuto a un’idea, a una convinzione, a una speranza.