Corpo d’Ebro. Il fiume come corpo, archivio e frontiera
A Norma, corpo Ebro
Corpo d’Ebro _** è un progetto artistico che esplora il fiume come corpo, frontiera e archivio. Si basa su un percorso a piedi dalla sorgente dell’Ebro (Cantabria, Spagna) fino alla sua foce nel Mediterraneo, stabilendo un dialogo tra il _corpo-artista e il corpo-fiume come spazio di memoria collettiva. Ispirato a Sequere, il precedente progetto di Marco Noris, **Corpo d’Ebro propone una lettura del territorio in tempo reale, in cui l’atto del camminare attiva una nuova corporizzazione della memoria1, intrecciando geografia, storia ed emergenza climatica.
Corpo d’Ebro è un progetto di Marco Noris, ideato e sviluppato insieme alla psicoanalista Celeste Reyna e prodotto in collaborazione con Lo Pati.

Corpo d’Ebro1 è un progetto artistico che esplora il fiume come corpo, frontiera e archivio, costruendosi a partire da un viaggio a piedi dalla sorgente dell’Ebro (Cantabria Spagna) fino alla sua foce nel Mar Mediterraneo. In Corpo d’Ebro — così come in Sequere, il precedente progetto di Noris — il corpo-artista è lo strumento per leggere il fiume-archivio in tempo reale, mettendo in relazione eventi storici, caratteristiche geografiche ed emergenza climatica, e attivando una nuova corporizzazione della memoria2, collettiva e individuale.
“Camminando, il territorio si apriva come un libro. Tracciavamo segmenti da un punto all’altro, osservando come la storia si dispiegava davanti a noi.”3
I fiumi, in quanto sistemi dinamici, accumulano strati di storia naturale e culturale, funzionando come archivi viventi in cui si sedimentano narrazioni geologiche, ecologiche e umane. Sono archivi di memoria, tempo e paesaggio, sia per i loro sedimenti fluviali, sia per le comunità umane che si sono sviluppate lungo le loro sponde. I fiumi sono anche un registro antropocenico, accumulando plastica, sostanze chimiche e scarti, così come archivi poetici, fatti di miti e metafore.
Il corpo-fiume
Il fiume è corpo e tempo, un insieme di acque, affluenti, torrenti e ruscelli che scorrono e accadono nello stesso istante. Il fiume è l’unione di spazio e tempo, un organismo la cui dimensione fisica e temporale si intrecciano in un unico e costante fluire, accadendo simultaneamente in luoghi e momenti diversi: l’acqua che scorre nella valle lo fa all’unisono con quella della montagna.
Il fiume è tempo e corpo. “Portiamo il fiume, il suo corpo d’acqua, nel nostro corpo”4, come un evento continuo che si manifesta anche dentro di noi. Condividiamo la stessa materia e la stessa dinamica: l’acqua che corre lungo il suo corso scorre anche dentro di noi, ma “il corpo e l’acqua non sono due cose diverse: sono più che insieme o uno accanto all’altro. Sono la stessa cosa: corpo, essere, energia, preghiera, corrente, movimento, medicina”5.
Il corpo-fiume non è un’entità fissa, ma un evento in movimento ciclico, costante e impermanente, che agisce come scenario del ciclo eterno delle cose. Il corpo-fiume riceve un nome, ma non è un’entità univoca: è la somma di tutte le acque che formano il suo corpo. Così come l’identità umana, il sé non esiste come qualcosa di assoluto: siamo la totalità delle acque che ci abitano.
Corpo d’Ebro è un progetto che si immerge nella sacralità del naturale per contribuire a una nuova Filosofia della Terra, intrecciando il fiume e l’umano come organismi che condividono la stessa corrente di vita nella natura dinamica dell’esistenza.
Il fiume-frontiera
L’Ebro è stato, fin dall’antichità, una via di comunicazione e una fonte di ricchezza e sviluppo economico e agricolo, ma anche un luogo di confine e teatro di rivalità e conflitti. La parola rivale deriva dal latino rivalis6, che significa “colui che usa lo stesso fiume”. I rivali erano coloro che vivevano lungo le rive di un fiume e condividevano il diritto all’uso dell’acqua, entrando spesso in dispute per l’accesso e l’utilizzo di questa risorsa vitale.
Le sponde dell’Ebro sono state, frequentemente, il limite tra due realtà, un punto di incontro e scontro, di frattura e conflitto, che ha segnato la storia della penisola iberica.
L’Ebro è stato una frontiera — una ferita che delimita due zone, sia fisiche che concettuali — fin da quando esistono registri storici, dall’Età del Ferro fino all’epoca contemporanea.
Il percorso: dall’origine del tempo e dello spazio
The future doesn’t exist, or if it does exist, it is the obsolete in reverse. The future is always going backwards. Our future tends to be prehistoric. (R. Smithson)7
L’inizio di questa traversata potrebbe situarsi nell’origine del tempo storico e dello spazio geografico, che, come due serpenti, si intrecciano attorno al fiume, accadendo simultaneamente.
Il corpo-artista inizia a camminare nell’epoca neolitica8, dal circo del Pico Tres Mares9, a 1.880 m s.l.m.10, in un territorio controllato dai cantabri fin dall’Età del Bronzo.
Seguendo il corso del fiume, il camminante giunge all’anno 226 a.C., quando l’Ebro viene definito come frontiera tra la Repubblica Romana e lo Stato Punico, dando origine al “Trattato dell’Ebro”.
Il percorso attraversa la Seconda Guerra Punica, le Guerre Cantabriche, l’Età del Ferro e il regno visigoto, fino a incontrare le eremi rupestri dei primi secoli del millennio e il continuo viavai delle frontiere tra La Rioja e Navarra.
Più avanti, nel Medioevo, le terre dell’Ebro costituiscono il territorio musulmano genericamente denominato At-tagr al-a’là, ossia la “marca” o “frontiera superiore”11 del nord-est di Al-Andalus: “a seconda di quale lato si guardi, l’ultima o la prima frontiera dell’Islam”12.
Il fiume scorre nella sua valle, attraversando la Guerra Civile Catalana e la Guerra Civile di Navarra nel XV secolo, l’espansione del commercio fluviale nel XVI secolo, l’espulsione dei morischi e la Guerra dei Mietitori nel XVII secolo, la Guerra di Successione Spagnola e le riforme borboniche nel XVIII secolo.
Giungendo al basso corso della valle dell’Ebro, il 25 luglio 1938, il camminante assiste all’inizio della Battaglia dell’Ebro, la più dura di tutta la Guerra Civile spagnola. Frontiera tra libertà e barbarie, le sponde dell’Ebro furono testimoni, per 115 giorni, dello scontro tra due fazioni: l’esercito golpista di Franco sulla riva occidentale e i resistenti della Repubblica su quella orientale.
Infine, ormai in epoca contemporanea, il camminante giunge al delta, eroso dalla costruzione degli sbarramenti del XX secolo e dal cambiamento climatico delle ultime decadi13.
Antecedenti
Corpo d’Ebro è una ricerca che approfondisce il lavoro iniziato nel 2022 con il progetto Sequere, prodotto dall’Institut d’Estudis Ilerdencs di Lleida. Sequere è un progetto sul territorio, il tempo e la memoria, che inizia con un gesto simbolico: raccogliere l’acqua alla foce dell’Ebro e risalire il fiume a piedi per restituirla alla sorgente del Segre, il suo principale affluente. La traversata si è svolta tra il 7 giugno e il 20 luglio 2022 e ha dato origine a una pubblicazione, una pagina web, due mostre e una cinquantina di opere.
Sequere, come affluente di Corpo d’Ebro, apporta i suoi sedimenti di ricerca generati, nutrendo e ampliando l’esplorazione verso nuovi territori e nuove domande.
Rilevanza del progetto
Corpo d’Ebro è un progetto in cui poesia e politica si intrecciano, affrontando questioni urgenti della nostra contemporaneità: sostenibilità, spopolamento, memoria storica, coesione territoriale e sperimentazione artistica convergono in questa proposta. Il suo approccio interdisciplinare esplora la relazione tra corpo e natura, integrando pratiche sostenibili e promuovendo un dialogo profondo tra l’umano e il naturale.
L’atto del camminare trasforma il verbo dell’abitare il mondo: non si tratta più di fare politica, ma di essere politici. Un corpo in movimento sfida i limiti del sistema-macchina e rivendica il ruolo dell’umano nell’era della smaterializzazione della realtà.
La dimensione comunitaria
In Corpo d’Ebro, il fiume diventa un simbolo di memoria e rigenerazione, un asse che unisce e connette le comunità rivierasche. Ispirandosi al progetto Sequere e in collaborazione con la psicoanalista Celeste Reyna, si attiverà la partecipazione comunitaria attraverso azioni lungo il fiume, invitando a condividere tratti del cammino e a riflettere collettivamente sul territorio.
Una nuova Filosofia della Terra
La connessione tra corpo-fiume e corpo-artista reimmagina il nostro rapporto con il pianeta, considerando le complessità contemporanee più-che-umane14. Questo approccio mette in evidenza l’arte e la filosofia come strumenti essenziali per interrogare e trasformare le nostre idee sulla Terra. Propone una nuova Filosofia della Terra che ci invita ad assumere, in modo collettivo, la responsabilità del nostro impatto sul pianeta15.
L’Ebro
In Spagna esiste un fiume diverso da tutti gli altri. È il fiume Ebro. È l’unico grande fiume che scorre in direzione opposta rispetto a tutti gli altri. È quello che sfocia nel Mediterraneo16.
Il suo nome deriva dall’antico toponimo Hiber (Hiberus flumen), che ha dato anche il nome alla penisola iberica e ai popoli iberi, adattamento latino del termine greco “Ἴβηρ” (Íber), attestato in numerose fonti storiografiche greche e con il significato di riva o sponda del fiume. Infatti, coloni greci si stabilirono poco più a nord intorno al 575 a.C. nella colonia di Ampurias, nell’attuale Girona. Da qui deriva il termine Iberia, che originariamente prende il nome stesso dal fiume Ebro17.
L’Ebro ha una lunghezza totale di 930 km e attraversa dieci province e/o comunità autonome uniprovinciali: Cantabria (municipio di Hermandad de Campoo de Suso, dove nasce), Castiglia e León (Palencia, Burgos, Álava), La Rioja (Logroño, Haro), Navarra (Tudela), Aragona (Saragozza, Huesca) e Catalogna (Lleida e Tarragona). Sfocia nel delta dell’Ebro, nel Mar Mediterraneo. Inoltre, il suo bacino idrografico drena anche territori della Comunità Valenciana (fiume Bergantes) e di Castiglia-La Mancia. Due capitali di comunità autonome, Logroño e Saragozza, sono bagnate dal fiume18.
Il bacino idrografico dell’Ebro, con una superficie di 86.100 km², comprende territori di Spagna, Andorra e Francia19.
Bibliografia
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Celeste Reyna, “Sequere, una corporizzazione della memoria,” in Sequere, di Marco Noris (Lleida: Institut d’Estudis Ilerdencs, 2023) ⤶
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Marco Noris, Sequere(Lleida, Institut d’Estudis Ilerdencs, 2023), ⤶
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Natalie Diaz. “The First Water Is the Body”. Emergence Magazine, 2020, https://emergencemagazine.org/poem/the-first-water-is-the-body/. Consultato il 17 gennaio 2025. ⤶
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Ibid. ⤶
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Questo termine è composto da rivus, che significa “ruscello” o “piccolo fiume”, e dal suffisso -alis, che indica relazione o appartenenza. ⤶
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“Il futuro non esiste, o se esiste, è l’obsoleto al contrario. Il futuro va sempre all’indietro. Il nostro futuro tende a essere preistorico”. Robert Smithson, The Collected Writings, a cura di Jack Flam (Berkeley: University of California Press, 1996), 194. ⤶
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Vestigia neolitiche di Valderredible in Cantabria. Val de Ripa Hibre, “Valle della Riva dell’Ebro”, Valderredible in epoca altomedievale. ⤶
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Il picco Tres Mares o Tresmares è una montagna situata tra la Cantabria e la provincia di Palencia, nella Sierra de Híjar, tra le valli di Polaciones, La Pernía e Campoo-Los Valles, in Spagna. “Pico Tres Mares.” Wikipedia, La enciclopedia libre, 2024. https://es.wikipedia.org/w/index.php?title=Pico_Tres_Mares&oldid=158650442. Consultato il 17 gennaio 2025. ⤶
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Tradizionalmente, si è considerato che l’Ebro nasca a Fontibre (dal latino Fontes Hiberis, ovvero “sorgenti dell’Ebro”), una sorgente situata a 880 m s.l.m. nella Hermandad de Campoo de Suso, in Cantabria. Tuttavia, nel 1987 è stato dimostrato che l’origine dell’Ebro si trova nelle sorgenti del fiume Híjar, nel circo del Picco Tres Mares, a 1.880 m di altitudine.Javier González Camina, “ Estudio hidrogeológico sobre la relación existente entre el río Híjar y el manantial de Fontibre”, Instituto Geológico y Minero de España, 1987. ⤶
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Míkel de Epalza, “El Islam aragonés, un Islam de frontera”, Turiaso VII (1987). ⤶
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José Luís Corral Lafuente, “La reconquista del Valle del Ebro,” Militaria: Revista de Cultura Militar, no. 12 (1998): 49–67. https://dialnet.unirioja.es/servlet/articulo?codigo=810645. ⤶
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“Borrasca Gloria”. Wikipedia, La enciclopedia libre, 2024. https://es.wikipedia.org/w/index.php?title=Borrasca_Gloria&oldid=163948803. Consultato il 17 gennaio 2025. ⤶
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Rick Dolphijn, “The Earth is Thinking All Along… A Creative Geophilosophical Travelogue”, testo di presentazione dell’omonimo simposio tenutosi il 10 giugno 2024 presso il Museum of Contemporary Art di Skopje, Macedonia del Nord. Curatela di Rick Dolphijn. ⤶
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Ibid. ⤶
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Ramón Canals Guilera. En balsa por el Ebro. 30 días de navegación. Centro Excursionista de Catalunya (1971). ⤶
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“Ebro”. Wikipedia, La enciclopedia libre. 10 ene 2025. https://es.wikipedia.org/w/index.php?title=Ebro&oldid=164660185. ⤶
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Ibid. ⤶
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Ibid. ⤶