Il fiume come corpo, archivio e frontiera

Marco Noris. L'Ebre (Miravet), 2022

Marco Noris. L’Ebre (Miravet), 2022.

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L’articolo di Aida Boix Grau è stato pubblicato su Bonart l’11 ottobre 2025. La copia su questo sito è il mio archivio personale.

Camminare più di milleduecento chilometri in ottantadue giorni. Camminare a valle seguendo il corso dell’Ebro dalla sua sorgente, a Fontibre (Cantabria), fino alla foce, nel delta dell’Ebro, dove si trova la residenza d’artisti Baladre, gestita dal Centre d’Art Lo Pati.

Questo è l’inizio del progetto Cos d’Ebre, dell’artista Marco Noris, a cura di Andrea Pacheco, visitabile a Lo Pati dal 6 settembre al 2 novembre 2025. Un progetto artistico multidisciplinare che esplora il fiume come corpo, archivio e frontiera, mettendo al centro concetti come la memoria, l’emergenza climatica, il territorio o lo spopolamento.

Il progetto combina discipline come l’installazione, il disegno, il video, la scrittura e il camminare come pratica artistica. Nell’opera di Marco Noris, il camminare si presenta come una pratica dal profondo significato simbolico e riflessivo. Noris esplora l’idea che l’atto di spostarsi nello spazio non sia solo un movimento fisico, ma anche un gesto che implica una relazione tra il corpo e il mondo. Diventa un segno di resistenza e riflessione.

L’itinerario, in questo contesto, è un modo di rivendicare la presenza umana in un mondo che spesso si vive in maniera più disconnessa e virtuale. Può anche intendersi come un atto di coscienza. Non è solo un atto fisico, ma un gesto poetico, politico e artistico, carico di significato.

«I fiumi sono sistemi dinamici che accumulano strati di storia naturale e culturale, funzionano come archivi vivi dove si sedimentano narrazioni geologiche, ecologiche e umane. Sono archivi di memoria, tempo e paesaggio, sia per i loro sedimenti fluviali sia per le comunità umane cresciute attorno a essi. I fiumi sono anche un registro antropogenico; accumulano plastiche, sostanze chimiche e rifiuti, oltre ad archivi poetici, fatti di miti e metafore.» —Marco Noris.

Cos d’Ebre articola una riflessione sulla sostenibilità intesa come un’esperienza complessa che va oltre l’ecologia e si collega con la memoria, la cultura e le tensioni del territorio. La mostra includerà attività parallele come tavole rotonde, laboratori, presentazioni e azioni sul territorio per approfondire i contenuti del progetto e favorire il dialogo con la comunità.

Con tutto questo bagaglio, Noris è arrivato a Baladre, dove, tra risaie pronte per essere raccolte e accanto all’Ebro, inizierà la seconda fase del progetto. Una fase statica, ora senza percorso né movimento. Un momento di creazione e introspezione mentre il fiume scorre verso il punto in cui si unisce al Mediterraneo e la sua identità si dissolve.