Cos d’Ebre - Lo Pati
Testo di sala della mostra Cos d’Ebre al Lo Pati di Amposta —dal 6 settembre al 16 novembre 2025— a cura di Andrea Pacheco González.





Foto: Oriol Gracià, 6 settembre 2025. Lo Pati, Amposta
Cos d’Ebre è un progetto di ricerca dell’artista Marco Noris che presenta il camminare come esperienza artistica. Per ottanta giorni, tra aprile e luglio 2025, Noris ha percorso la riva del fiume Ebro, dalla sua sorgente geologica al Pico de Tres Mares, in Cantabria, fino alla sua foce nel Mediterraneo, nella provincia di Tarragona, un’estensione di oltre mille chilometri in cui ha attraversato sette comunità autonome. Attraverso questo progetto, ideato e realizzato in collaborazione con la psicoanalista Celeste Reyna, l’artista esplora il fiume in tre dimensioni: come corpo, come frontiera e come archivio. Nella sua traversata, a volte in solitaria ma per la maggior parte del tempo accompagnato, stabilisce un dialogo tra il suo corpo-umano e il corpo-fiume da una dimensione fisica, ma anche politica e persino spirituale. Il torrente fluviale si trasforma in uno spazio di memoria che contiene, mobilita e preserva —tra le sue diverse materialità e organismi— storie ed esperienze di vita.
La mostra al Lo Pati presenta un insieme di opere artistiche in diversi supporti e materiali: video, fotografie, registrazioni sonore, ceramiche, acquerelli su carta, dipinti su tela, oltre a resti organici e oggetti trovati durante il percorso. A questa serie di opere di nuova produzione si aggiungono: Sequere, progetto realizzato dall’artista tra il 2022 e il 2024 e legato anch’esso al fiume Ebro, e il pezzo romano Rappresentazione figurativa del fiume Ebro, un frammento di marmo appartenente alla collezione del Museo Archeologico Nazionale di Tarragona e che corrisponde forse a una statua che personificava il fiume come una divinità.
Cos d’Ebre propone una lettura del territorio in tempo reale, dove l’atto del camminare attiva una corporeizzazione che collega geografia, storia, ecologia e comunità. Le opere che il visitatore troverà in questa mostra sono la continuazione del cammino iniziato in Cantabria. Questi pezzi possono essere intesi come testimonianze —sempre insufficienti— di una traversata, segni materiali della straordinaria esperienza che significa abitare il mondo con ciò che il corpo è in grado di portare. Come sostiene Le Breton, il corpo è uno strumento di misurazione multidimensionale, uno strumento sensoriale ad ampio spettro i cui parametri sono tutto il cosmo che contiene la propria esistenza. Sotto il sole, la pioggia, le stelle, a contatto con l’acqua o in silenzio, è il corpo dell’artista a performare il percorso, poiché l’“immensità dello spazio in cui camminare corrisponde all’immensità dell’universo interiore” del camminatore.
Andrea Pacheco González
Curatrice