Il trionfo della sconfitta

Il trionfo della sconfitta, 2016, olio su tela, 100×100 cm

Il trionfo della sconfitta si colloca in una riflessione critica su una delle caratteristiche centrali della contemporaneità: la negazione sistematica di ciò che è oscuro, vulnerabile e mortale. In un contesto segnato dalla precarietà, dalle fratture sociali e dalle rovine materiali e simboliche, l’umanità ultraliberale ricorre a una fuga in avanti —tecnologica, consumistica e spettacolare— come meccanismo di evasione di fronte alla paura e alla finitezza.

Attraverso la pittura, il progetto esplora i territori scomodi della negazione e dell’ombra: fosse comuni, incidenti, corpi violati, rifiuti, discariche, vittime della violenza istituzionale, effigi crollate, fuggitivi o figure mutanti. L’insieme dell’opera configura un prontuario del crollo, un archivio visivo di rovine morali e materiali che racconta il collasso dei valori, la fragilità delle strutture sociali e l’erosione della dignità umana.

In questo quadro si inserisce (In)rifugi, un progetto centrato sulle nozioni di esilio e sradicamento, nato dai resti di un ex campo di concentramento. L’opera affronta la memoria e l’oblio come forze in tensione, così come i processi di annientamento dell’essere umano —dell’identità e dei valori— mettendo in discussione le narrazioni di protezione, rifugio e appartenenza.

In Il trionfo della sconfitta la rovina non costituisce il fine ultimo, ma un mezzo: una via per illuminare il cammino oscuro della sconfitta. Questa sconfitta si dispiega in due dimensioni complementari. Da un lato, la sconfitta storica —politica, morale e ambientale— legata ai vinti della storia e alle letture critiche di autori come Walter Benjamin, Giorgio Agamben o Pier Paolo Pasolini. Dall’altro, la sconfitta intima, inerente alla condizione umana, intesa come una successione di resa che attraversa l’esperienza individuale.

Lontano da una visione puramente nichilista, il progetto riconosce in questa sconfitta una dimensione sublime: la celebrazione dello sconfitto come figura che incarna una forma radicale di coraggio. Nel punto più alto di questo percorso appare la sconfitta dell’ego, concepita come tappa finale del processo e, al contempo, come possibile soglia verso un altro modo di stare nel mondo.

In una deliberata distorsione temporale, scenari post-apocalittici, rovine del passato, anticipazioni di futuri disastri e memorie di tragedie storiche si sovrappongono e si intrecciano, formando una genealogia ciclica della catastrofe. Al centro di questo intreccio si trova lo spettatore, confrontato direttamente con la propria mortalità e con l’impossibilità di restare ai margini di ciò che crolla.