La cella
Era spesso costretto ad affrontare incubi comuni tra un dentro e un fuori. Li maneggiava convinto, straconvinto, di starsene dentro, invisibile e discreto. E invece no, stava fuori, ma un fuori diverso, più di striscio, laterale, come l’atrio dello stesso cinema ma all’uscita di un’altra sala. E quindi sempre occupato a misurare dentro e fuori con un metro senza cifre e un biglietto pesce d’aprile attaccato alla schiena. E certo è che, convinto di poter indicare fronte/retro, il lato delle cuciture che va girato dove non si vede, la finestra della cella, certo del fuori e del dentro, si accorse troppo tardi di camminare al piano superiore, passi scanditi nel silenzio, cenere come guida di percorso, breve, finché ce n’è.
Derive
Realtà
Ogni realtà è una convenzione, anche quella fisica.
Sull’opacità della realtà prossima
Una reflexión íntima sobre el duelo y la pregunta de si una vida que no encara la muerte ni atraviesa la opacidad de ...
Era ieri un cortile
Un cortile illuminato nell'ora che divide il giorno, stretto da muri alti come muraglie.